Notizie da Otranto

Alimini, il Tar dà il via al progetto per la rigenerazione dei cordoni dunali

La Soprintendenza aveva posto una serie di veti che rischiavano di far perdere il finanziamento. Da qui è nato il ricorso del Comune

OTRANTO – Il Comune di Otranto aveva quasi le ore contate. E non si fa per dire. Se avesse dovuto seguire alla lettera le prescrizioni della Sovrintendenza, non ci sarebbe stato dentro con i tempi. E addio quasi 300mila euro di finanziamento. Soldi che serviranno per un progetto di bonifica dei cordoni dunali del litorale nella zona dei Laghi Alimini e che avrà diverse ricadute positive in fatto ambientale. Per questo, è andato davanti al Tar di Lecce che, con un’ordinanza fresca di pubblicazione, ha sospeso in via d’urgenza l’efficacia del parere con cui la Soprintendenza aveva, nei fatti, bloccato l’esecuzione del piano di lavoro.

Ma di cosa si tratta? La zona interessata è quella del litorale che ricade verso Alimini, cosiddetta Sic (sito d’interesse comunitario). Questa ha origine in prossimità della foce a mare del Lago Alimini Grande e si sviluppa verso nord per una lunghezza di circa un chilometro e mezzo e per una profondità di circa 50 metri, con un’estensione complessiva di 29mila 893 metri quadrati. Qui, dunque, tramite interventi della Regione Puglia, con un contributo di 285mila e 667 euro, grazie al Programma operativo cofinanziato dal Fondo europeo di sviluppo regionale (Fesr), le autorità locali intendono recuperare gli habitat che sono maggiormente minacciati dall’attività dell’uomo, favorendo il consolidamento e la ricostruzione dei cordoni dunali attraverso interventi di ingegneria naturalistica.

Aspetto non meno importante: tutto ciò dovrebbe portare a un miglioramento paesaggistico della costa, grazie alla rigenerazione della vegetazione dunale, alla chiusura di alcuni varchi attraverso le dune con l’installazione di staccionate in pali di castagno e l’apposizione di palizzate a tutela del piede dei cordoni dunali soggetti all’erosione.

Ok gli obiettivi, ma...

La Soprintendenza, però, pur condividendo gli obiettivi, ha iniziato a porre dei veti. Ha imposto, come condizione per fornire il proprio assenso, che le opere fossero realizzate in egual misura in tutti i tratti costieri, ivi compresi quelli interessati da stabilimenti balneari. Non solo. Il Comune avrebbe dovuto dare corso a ttuto solo dopo lo smontaggio dei lidi. Ma tutto questo, hanno rilevato dall’amministrazione comunale, avrebbe dilatato di molto i tempi, fino a perdere i fondi. Va considerato, infatti, che molti stabilimenti balneari hanno impugnato i provvedimenti di smontaggio e hanno giudizi pendenti sul loro diritto a mantenere le strutture installate anche d’inverno. Insomma, un incrocio di circostanze incompatibile con le modalità di finanziamento.

Per questo, il Comune ha fatto ricorso al Tribunale amministrativo regionale, tramite lo studio dell’avvocato Mauro Finocchito, chiedendo l’annullamento delle condizioni imposte dalla Soprintendenza. Tra i motivi di ricorso, il Comune ha eccepito la piena conformità degli interventi previsti ai decreti di vincolo e al Piano paesaggistico territoriale, il fatto che la rigenerazione interessasse anche, seppure in minor misura, i tratti con presenza di stabilimenti balneari e l’irrazionalità della decisione di condizionare l’approvazione del progetto di rigenerazione dunale allo smontaggio delle strutture balneari. Anche perché la legittimità di queste ultime sono soggette a valutazioni in distinti procedimenti, e non in questo.

Il  legale: "Una vicenda kafkiana"

Il Tar di Lecce (presidente ed estensore Antonio Pasca, consigliere Ettore Manca, referendario Silvio Giancaspro), ha condiviso le argomentazioni della difesa del Comune, stabilendo che “le prescrizioni […] non appaiono coerenti con la funzione esercitata, atteso che l’estensione dell’intervento di riqualificazione ambientale “a tutto il litorale interessato” e – a maggior ragione – la previa rimozione di tutte le strutture a servizio degli stabilimenti balneari in essere, comporterebbero una radicale trasformazione del progetto di riqualificazione degli habitat costieri così come proposto ed approvato, sia con riferimento al diverso e ben più consistente impegno finanziario richiesto, sia soprattutto con riferimento alla tempistica di realizzazione dell’intervento programmato, non compatibile (oltre che con la rimodulazione del progetto) con l’attività di rimozione di tutti gli stabilimenti balneari”. In sostanza, ha disposto la sospensiva “sia in ragione della conseguente perdita del finanziamento, sia in ragione dell’interesse pubblico prevalente alla realizzazione dell’intervento”.  

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“La vicenda rivela alcuni risvolti kafkiani – ha commentato l’avvocato Finocchito. “Nel senso: ma è solo una mia personale opinione, che, in preda a questa sorta di smania recente di perenne diniego, la Soprintendenza abbia, per così dire, ‘perso il controllo’ dei propri poteri, per certi versi sconfinati, rischiando, per citare Wundt, l’eterogenesi dei fini? Cioè, non si è avveduta che l’impossibile realizzazione, nei tempi e nei termini stabiliti, delle condizioni da essa imposte avrebbe prodotto, senza il provvidenziale intervento del Tar, l’unico e paradossale effetto della perdita del finanziamento e, con esso, il naufragare di un progetto di rinaturalizzazione ambientale importantissimo per un sito sensibile come il Sic Alimini, con il ben intuibile grave danno pubblico che ne sarebbe derivato. Da avvocato, ma ancor prima da salentino – ha concluso -, sono lieto di avere dato il mio contributo professionale per porre rimedio ad una simile, assurda distorsione”.

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