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otranto vuole chiarezza su "poseidon", colosso del gas

Il gasdotto, che interessa Italia e Grecia per 800 chilometri, garantirebbe l'importo dal Medio Oriente di 10 miliardi di metri cubi di gas naturale all'anno. Ma ci s'interroga sull'impatto ambientale

La politica otrantina, in questi giorni di agosto, s'interroga sul "Poseidon", il progetto di un gasdotto, che dovrebbe realizzarsi nell'area di Otranto. Nel 2006, infatti, a Roma i ministri dello Sviluppo economico italiano e greco, Pier Luigi Bersani e Dimitris Sioufas, insieme al ministro dell'Energia e delle risorse naturali turco, Hilmi Güler, firmano l'Accordo intergovernativo per lo sviluppo di un sistema di gasdotti utile all'importazione di gas naturale dal Caspio e dal Medio Oriente, aree nelle quali si trova oltre il 20 per cento delle riserve mondiali (circa 30mila miliardi di metri cubi di gas), attraverso la Turchia e la Grecia. Con quell'atto formale, i tre governi riconoscono un valore strategico del corridoio di transito del gas, impegnandosi a supportare l'attività dei soggetti industriali coinvolti nella realizzazione delle infrastrutture, l'italiana Edison, le greche Depa e Desfa, e la turca Botas, al fine di accelerarne i tempi di realizzazione e favorirne l'entrata in esercizio entro il 2012.

Già nel novembre 2005, Italia e Grecia avevano firmato un Accordo per definire i compiti e le responsabilità dei soggetti industriali coinvolti, identificando le modalità per la finalizzazione degli accordi per il transito del gas in Turchia e costituendo un comitato di coordinamento intergovernativo con il compito specifico di monitorare e facilitare la realizzazione delle diverse tratte del corridoio Turchia-Grecia-Italia. Il corridoio di transito Turchia-Grecia-Italia dovrebbe articolarsi in tre sezioni: la rete nazionale dei gasdotti turca da potenziare al fine di consentire il transito dei volumi destinati ai mercati greco e italiano; il progetto di interconnessione Turchia-Grecia (Itg), che dovrebbe trasportare circa 11,5 miliardi di metri cubi di gas all'anno; il progetto di interconnessione Grecia-Italia (Igi) da rendere operativo entro il 2012, con una capacità di trasporto di circa 8 miliardi di metri cubi di gas all'anno.

È proprio quest'ultimo gasdotto ad interessare il territorio di Otranto: nel progetto, il gasdotto Igi (Inter-connection Greece-Italy) prevede una lunghezza di circa 800 chilometri, di cui circa 600 dovranno essere realizzati da Desfa in territorio greco (con un investimento di 600 milioni di euro) e gli altri 200 da Edison e Depa, tramite la joint-venture paritetica "Poseidon", nel tratto marino tra la costa greca e quella pugliese di Otranto, con un investimento di 350 milioni di euro. L'infrastruttura teoricamente garantirebbe all'Italia d'importare dalle aree Medio orientali fra gli 8 e i 10 miliardi di metri cubi di gas naturale in un anno. Il territorio di Otranto è inoltre interessato da un tratto di metanodotto interrato, che avrà un diametro di 80 centimetri e verrà adagiato sul fondo del mare fino a 400 metri dalla costa; da qui continuerà il suo percorso sottoterra, a 1,5 metri di profondità, seguendo un percorso parallelo alla viabilità esistente di 3 km, per poi giungere in località San Nicola, dove verrà costruita una stazione di misura, unica struttura fuori terra, compresa in un'area di 65x100 metri.

Presentato ad Otranto nel maggio scorso, il progetto è stato caratterizzato da un rincorrersi di dichiarazioni esaltate, sia a livello tecnico che istituzionale, da Umberto Quadrino, amministratore delegato di Edison, a Roberto Potì, direttore centrale sviluppo Edison, agli amministratori locali pugliesi. In molti lo hanno indicato come "un progetto di grandissima rilevanza per l'Italia e l'Europa", che renderebbe Otranto "punto nevralgico delle politiche energetiche europee": del resto, "Poseidon" è stato riconosciuto Project of European Interest dall'Unione Europea. Legambiente, nella persona del suo direttore generale, Francesco Ferrante, aveva assicurato in quell'occasione che l'opera sarebbe stata realizzata con un impatto ambientale pressoché nullo. Nella recente campagna elettorale, nessuna delle compagini politiche ha ritenuto di fare partecipi pubblicamente gli elettori di questa opera.
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Eppure oggi il contesto sembra cambiato: i politici locali, dal sindaco in carica all'opposizione (che ha ipotizzato e chiesto la realizzazione di un referendum consultivo che dia voce agli otrantini) chiedono chiarezza intorno al progetto. È solo necessità strategica di comprendere l'umore dei cittadini intorno all'opera o qualcosa è sfuggito nell'iter progettuale? E se c'è il placet di governo ed Unione europea, volenti o nolenti, l'opera sarà comunque realizzata? Se sì, non è tardi per chiedere un parere ai cittadini?

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