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Legambiente: "Baia dei Turchi: Otranto non è Rimini"

I responsabili dell'associazione ambientalista della città idruntina spiegano le motivazioni che li hanno portati a contestare la privatizzazione: "E' il simbolo delle radici di questa terra"

Legambiente
Legambiente ad Otranto ha il suo quartier generale nella suggestiva cornice del Castello Aragonese, che proprio grazie allo spirito e alla buona volontà di quest'associazione sta vivendo una nuova stagione, dopo qualche tribolata vicissitudine. Qui attendono alcuni responsabili di Legambiente, presieduti da Giorgio Miggiano, che insieme ad un'altra cinquantina di iscritti guidano ad Otranto da tempo importanti battaglie per la salvaguardia dell'ambiente. Con loro ci s'intrattiene a parlare della scottante questione della "Baia dei Turchi", che li ha visti sempre in prima linea, negli ultimi due anni.

- Se dovessimo fare il punto della situazione, voi di Legambiente come provereste a riassumere il tutto?

"La situazione è semplice. Siamo in attesa di una risposta importante da parte della Regione Puglia in quella che sarà la seduta del 18 maggio prossimo. Ma Legambiente ha in parte esaurito il suo compito: abbiamo raccolto 2000 firme contro la concessione della Baia a privati e le spediremo con la delegazione comunale che prenderà parte all'incontro".

- Quindi non sarete presenti in prima persona a Bari? Come mai questa scelta?

"All'inizio ci saremmo dovuti andare, ma poi abbiamo preferito optare per questa soluzione. Del resto, per noi era importante veicolare un messaggio chiaro e questo messaggio è, per l'appunto, che la gente di Otranto non vuole che si tocchi la Baia dei Turchi. Il discorso politico non ci riguarda: è compito di chi amministra diramare nel concreto ogni questione".

- Ma quali sono i motivi che vi spingono a combattere questa battaglia ambientale?

"Certamente la questione ambientale di per se stessa: siamo contro forme che imbruttiscano bellezze naturali come la Baia dei Turchi, che è al sessantaduesimo posto della classifica nazionale dei "Luoghi del cuore" del Fai. E poi c'è una motivazione simbolica, di cuore: la Baia dei Turchi è un simbolo delle radici di questa terra ed è giusto che sia tutelata. Se questo non avvenisse, in un futuro prossimo chiunque potrebbe impugnare il precedente e deturpare altri luoghi simili".

- Ma, al di là di questioni ambientali o simboliche c'è qualche problema giuridico?

"La Baia dei Turchi è zona Sic, ossia Sito d'interesse comunitario, e basterebbe già questo a sconfessare ogni tentativo di privatizzazione. Se questo affermazione fosse errata o fasulla, il Tar pugliese non avrebbe dato ragione a noi l'anno scorso".

- Nonostante il Tar, però, la concessione è stata rinnovata…

"Esattamente, ma con un escamotage burocratico della Regione che ha cambiato la "spiaggia privata" in "spiaggia libera con servizi", non avendo rispetto dei cittadini locali che, con forme partecipative consistenti, avevano manifestato contro la concessione. E poi dicono che la politica è partecipazione e che bisogna ascoltare le comunità locali e la cittadinanza attiva…"

- Non credete che spesso queste situazioni si verifichino dove ci sia qualche controversa mentalità turistica?

"Sì. Spesso quando nascono queste strutture su spiaggia, sembra che ci si voglia rifare al turismo della riviera romagnola. Ma chi viene ad Otranto, evidentemente non vuole la Rimini bis, con la discoteca. Vuole un turismo diverso, fatto anche di luoghi particolari come la Baia dei Turchi. E tra l'altro, a Rimini, non succede quello che succede qui…"

- In che senso?

"Nel senso che se vuoi andare in spiaggia, sai bene che sono presenti gli spazi pubblici e quelli privati. Qui no. I gestori piazzano le strutture intorno alla spiaggia libera e, di anno in anno, conquistano pezzi di spiaggia, visto che non c'è nessuno che controlla. E siamo così arrivati ad una città di spiagge private, senza spazi pubblici per i cittadini".

- E non c'è qualcosa che si possa fare?

"Ci sarebbe benissimo. Dal punto di vista giuridico, deve rispettarsi un vincolo fondamentale: il 60 per cento delle spiagge deve essere ad uso pubblico ed il restante 40 ad uso privato. Ad Otranto il calcolo di suolo privato ha sfondato il tetto del 43 per cento. Ci sembra troppo. Se poi andiamo ad analizzare la qualità dei servizi delle zone private anche lì ci sarebbe da discutere".

- Divagando un attimo dalla questione principale, ha suscitato interesse la scelta di Legambiente di schierarsi politicamente nelle amministrative. Come mai siete dentro Alleanza per Otranto?

"Noi non siamo politici. Vogliamo, come già affermato, influenzare la futura amministrazione su alcune scelte importanti a favore dell'ambiente. Ci siamo schierati con chi ci ha consentito di dettare le linee guida sul programma ambientale".

- Tornando alla Baia dei Turchi, che c'è da aggiungere?

"Che una spiaggia libera con servizi c'è già, in una zona confinante alla Baia. E che il progetto della spiaggia libera con servizi presenta gravi lacune".

- Per esempio?

"Si vuole costruire una struttura di 80 metri quadrati, con altre superfici aggiuntive: il tutto occuperebbe una porzione spropositata rispetto alla grandezza dell'intera spiaggia. C'è poi la questione dei servizi igienici: come avverrà lo svuotamento delle fosse biologiche, considerando che i viali di accesso che passano per la caratteristica macchia mediterranea consentono a malapena il passaggio di un'automobile? A meno qualche "mano invisibile" si adoperi a tagliare le fronde degli arbusti per allargare il vialetto, come già accaduto e documentato in una segnalazione fotografica del Corpo forestale dello Stato. Inoltre, servirebbero tutta una serie di servizi accessori molto impattanti: un parcheggio, cavidotti, strade di accesso per mezzi meccanici, eccetera."

- In tutto questa situazione, che ruolo ha avuto la Regione?

"Un ruolo decisamente deludente. Non ci sono stati i dovuti sopralluoghi da parte dei commissari. E si finisce a decidere di luoghi senza nemmeno conoscerli. Addirittura si è detto che la zona fosse fatta di "dune". Ma chi conosce la Baia sa che è un misto di macchia mediterranea, di roccia calcarea e di sabbia finissima. Di dune neanche l'ombra".

- Una curiosità: che rapporti avete avuto con la signora De Nicola, titolare della concessione?

"Non la conosciamo. Ma non sta a noi cercare di avere relazioni con lei. Noi facciamo la nostra battaglia per tutelare gli interessi di tutti. Né tanto meno abbiamo qualcosa contro di lei. Vogliamo solo che la Baia sia libera e che la signora venga, eventualmente, risarcita da chi di dovere".

- Qual è l'auspicio conclusivo che voi di Legambiente sostenete?
"Che si possa una volta per tutte sospendere, e a titolo definitivo, questa concessione, affinché il vantaggio di pochi non finisca per arrecare danno a tutti gli altri".

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