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"Il vicino Oriente": Otranto patria del dialogo

Il Castello Araganose ha ospitato il prestigioso convegno internazionale, al cospetto di ospiti illustri. Per parlare di dialogo, integrazione, religione. Contro il rischio del fondamentalismo

Si è aperto con qualche ritardo d'orario e qualche "nobile" defezione, il prestigioso convegno internazionale, "Il vicino Oriente", nella suggestiva cornice della Sala Triangolare del Castello Aragonese di Otranto. Ha aperto i lavori Loredana Capone, vicepresidente della Provincia di Lecce, che sostituiva l'assente Giovanni Pellegrino. Nel suo intervento, Capone ha sottolineato come solo "la piena conoscenza dell'altro permette di approfondire il dialogo, di superare i pregiudizi e di cogliere che il plurale è di per sé positivo".

Ha poi preso inizio la prima tavola rotonda, moderata dal docente universitario ed editorialista de L'Avvenire, Vittorio Emanuele Parsi: il primo intervento è stato quello del teologo, don Nicola Bux, che ha affermato: "Le religioni non dialogano: sono le persone religiose, semmai, a dialogare. Ma occorre anche demitizzare il totem del dialogo. Si va, infatti, perdendo quel sano criticismo alle religioni, a danno della nuova ideologia del dialogo"; quindi, è intervenuto Khaled Fuad Allam, sociologo e parlamentare dell'Ulivo di origine islamica, il quale ha affermato: "L'identità religiosa senza cultura rischia di cedere alla tentazione del fondamentalismo. Nell'Islam vige un vero e proprio divorzio tra la cultura e la memoria".

Il teologo, David Jaeger ha commentato: "Il ruolo della religione oggi è stare al proprio posto: non può trasbordare in altre competenze che non le sono proprie. Perché ci sia vero dialogo, è necessario che i soggetti abbiano confronti molto franchi". È stato poi il turno di Silvia Godelli, Assessore regionale al Mediterraneo, che ha spiegato l'importanza del ruolo della politica e dei processi cooperativi interculturali, laddove "la storia è stata un grosso contenitore di vari fondamentalismi". Subito dopo ha avuto inizio la seconda tavola rotonda, moderata dal sociologo Franco Chiarello, con una significativa riflessione sulla ricchezza della cinematografia iraniana. Secondo e definitivo appuntamento ieri sera, alle ore 18,30, in cui si sono tracciare le conclusioni di un discorso complesso ed avvincente.

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