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Guerra dei pontili, il Tar detta una "tregua". In attesa del Consiglio dei ministri

Concessa la sospensiva, per ora le strutture non saranno smontate come intimato dall'ente per la tutela di beni e paesaggio

Vista del porto di Otranto.

OTRANTO – Il più soddisfatto, ovviamente, è il sindaco di Otranto, Pierpaolo Cariddi. Nell’interminabile braccio di ferro con la Soprintendenza sulla questione dei pontili del porto, che si vorrebbero mantenere tutto l’anno, il Comune ha vinto al Tar di Lecce un round, magari non decisivo, ma comunque importante. Un decreto emesso oggi, infatti, ha avuto come effetto quello di far permanere quei pontili che la Soprintendenza intima di smontare, ravvisando “interferenze visive” rispetto ai beni storici circostanti. Questo, almeno, in attesa delle decisioni finali del Consiglio dei ministri.

“Un territorio che responsabilmente ospita infrastrutture di interesse nazionale non può essere sempre penalizzato quando legittimamente chiede di qualificare i servizi del diportismo nautico quale strumento importante di destagionalizzazione del proprio turismo”, commenta il primo cittadino, che aveva conferito mandato, per conto dell’amministrazione comunale, agli avvocati Mauro Finocchito e Fritz Massa.

C’è, dunque, una sospensiva per quanto riguarda l’ordinanza con cui la Soprintendenza di Lecce, al termine della conferenza di servizi del 26 ottobre scorso, aveva ordinato al Comune di smontare entro trenta giorni i pontili di ormeggio del porto, in prossimità delle antiche mura e della Torre Matta.

Dove nasce il braccio di ferro

La vicenda è lunga e, come riconoscono gli stessi giudici amministrativi, molto complessa. E nasce dalla prescrizione di stagionalità imposta dalla Soprintendenza in sede di rilascio del parere paesaggistico sul progetto di installazione dei pontili.

In parole povere, il Comune vorrebbe garantire un servizio per tutto l’anno, nell’ottica di una crescita nel settore turistico, per la Città dei Martiri, che vada ben oltre il periodo estivo, mentre la Soprintendenza ritiene che il mantenimento dei pontili possa provocare una “alterazione permanente dell’integrità visiva e della cornice ambientale dei beni tutelati”. N’è scaturita una battaglia nelle sedi giudiziarie amministrative, fino alla decisione del Consiglio di Stato, il quale ha dato ragione alle obiezioni della Soprintendenza.

Il Comune, a quel punto, ha provato a mantenere la rotta… invertendola. Ovvero, supponendo che, se fosse stata garantita l’integrità visiva dei beni tutelati anche a pontili montati, sarebbe venuto meno il presupposto del loro smontaggio al termine della stagione estiva.

Da qui un nuovo progetto, per l’abbassamento del piano di calpestio dei pontili al di sotto del piede di cemento alla base delle antiche mura e della Torre Matta. Proprio per eliminare ogni possibile interferenza visiva dell’opera rispetto ai beni. E mantenendo inalterata la sicurezza nell’ormeggio.

Secondo il Comune, peraltro, non si sarebbe potuto obiettare che l’interferenza alla vista dei beni tutelati avrebbe potuto essere provocata – come pure ipotizzato dalla Soprintendenza in sede di conferenza di servizi – dagli alberi delle imbarcazioni ormeggiate. Motivo: lo specchio acqueo dove si trovano i pontili ricade, com’è pacifico, nella baia del porto della città. Dove l’ormeggio di natanti e imbarcazioni da diporto sarebbe sempre e comunque consentito. Con o senza pontili. Anche perché così previsto dal Piano regolatore del porto. Praticamente, l’eliminazione dei pontili non eliminerebbe l’ormeggio delle imbarcazioni.

Solo la Soprintendenza dice no

La conferenza si è chiusa il 26 ottobre con il parere favorevole al nuovo progetto di otto delle nove amministrazioni partecipanti. Solo la Soprintendenza è rimasta impassibile, proponendo, anzi opposizione alla presidenza del Consiglio dei ministri, presso la quale lunedì 26 sono state convocate, senza raggiungere un’intesa, tutte le amministrazioni interessate. E ordinando, nel contempo, lo smontaggio dei pontili entro trenta giorni sul presupposto che la conferenza di servizi e gli atti presupposti fossero nulli perché assunti con elusione della sentenza del Consiglio di Stato.

Il Comune di Otranto, dal canto suo, ha dato mandato ai propri legali di ricorrere al Tar, ritenendo che il giudicato del Consiglio di Stato potesse essere vincolante nei soli limiti del progetto, dei provvedimenti e delle censure proposte nel corso di quel giudizio, e non nei confronti della nuova soluzione. Come dire: progetto nuovo, partita nuova.

E il giudice amministrativo, in questa prima fase cautelare, ha ritenuto le ragioni esposte dagli avvocati del Comune meritevoli di condivisione. Quantomeno in attesa “della definitiva decisione sull’opposizione soprintendentizia, riservata al Consiglio dei Ministri”.

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